Ciclisti che hanno fatto la storia del ciclismo

Il volume illustrato racconta la storia del ciclismo e dei suoi protagonisti dalle prime gare dei pionieri della seconda metà dell’Ottocento per arrivare alla Prima Guerra Mondiale con i campioni del Tour de France e del Giro d’Italia. In appendice una breve storia della bicicletta e della nascita delle grandi corse ciclistiche.

Santi numi

Immaginiamo di prendere alcune storie di santi che sono patrimonio, conscio e inconscio, della nostra cultura anche iconografica e spostarle ai giorni nostri; di prelevare in qualche modo alcune figure dalla Bibbia e dalle grandi raccolte agiografiche della tradizione tardoantica e medievale e trasferirle più o meno verso la fine del secolo scorso. Così Giona, Giuditta, Paolo il Semplice, i monaci del deserto, sant’Ambrogio, ma anche Maria, Zaccaria, Elisabetta e san Francesco diventano personaggi contemporanei. Dodici racconti lunghi e altri brevi fanno diventare santi e beati gente di paese, uomini e donne vissuti nella valle del Po non si sa se per davvero o per finta. Qualcuno possiede un sistema infallibile per separare il vero dal falso? Se quei martiri, beati, santi che si sono fatti amputare, martirizzare, che hanno scelto l’ascesi e la follia, facessero le stesse cose oggi, cosa penseremmo di loro? Ci verrebbe da sorridere e, quindi, ci farebbero pensare. Sono storie che mescolano stati d’animo e generi, proprio come avviene negli antichi testi: la commedia, la tragedia, l’orrore, il misticismo, il riso, l’assurdo e tutto ciò che ci “ha reso come siamo, cioè esseri umani che stanno sulla terra col passo degli insetti, solo con le zampe più lunghe.

Le conseguenze

All’inizio degli anni Duemila, in un periodo di prosperità economica, Manus agricoltore di una contea dell’Irlanda centrale investe dei soldi in maniera avventata, contando sulla volontà dei figli di occuparsi dell’azienda agricola di famiglia. Pochi anni dopo, nel 2008, la crisi globale e la recessione mandano in fumo tutti i piani di Manus. Potrebbe dichiarare bancarotta, ma da uomo rispettabile qual è decide di non farlo, e lavora giorno e notte nei campi. 2014: Manus si ammala di cancro e rifiuta di curarsi, perché ritiene la malattia una punizione divina per i suoi errori. Hart, vero protagonista del romanzo, figlio minore di Manus, è rimasto a vivere a casa per dare una mano e soffre tremendamente nel vedere le condizioni del padre, mentre Cormac, fratello maggiore, non si rende conto della situazione poiché torna a casa solo raramente. Un giorno Manus convoca i figli e chiede loro di cercare nella Bibbia i passaggi in cui si fa riferimento al suicidio. I due capiscono quindi che il padre sta pensando di farla finita, ma, temendo le conseguenze del gesto, in quanto devoto cattolico, sta chiedendo loro di aiutarlo. Attraverso le vicissitudini, anche giudiziarie, di questa famiglia, in un susseguirsi di dinamiche di amore/odio, Caoilinn Hughes tocca da vicino il topos del suicidio assistito, con uno stile narrativo dalla prosa ricchissima.

Alla scoperta dell’arte

Con questa esposizione vorrei raccontare un viaggio, vorrei raccontare come a volte una piccola cosa, che sia un monetina trovata per strada o una litigata con qualcuno possa portarti a trovare la tua strada o almeno la strada per la felicità.
La vita è fatta di attimi e momenti, perciò non fateveli sfuggire, apprezzate i piccoli gesti, accogliete le situazioni positive e negative, perché in questo modo capirete chi volete essere.

Sulle strade del Kenya

Così l’autrice, che non vuole solo vedere questo paese, ma vuole sentirlo e conoscerlo, ci mette in guardia su una realtà che potrebbe non essere così accogliente come ci si immagina. Il suo itinerario, lontano dai sentieri battuti, è occasione per raccontare il Kenya, mettendone in risalto le bellezze, la vita quotidiana e le difficoltà di instaurare legami con suoi abitanti, frenati spesso dalla figura della mzoungu. Ospite di una famiglia locale, il viaggio ha inizio a Mombasa, sulla costa del Kenya dove l’influenza del subcontinente indiano è particolarmente forte. Da qui si sposta nella zona di Malindi e poi verso nord, al Naivasha Lake, dove l’incontro con gli ippopotami le ricorda la potenza della Natura. Segue le opportunità del viaggio e la sua curiosità, fino ad arrivare a Kakamega Forest dove sarà ospite in un villaggio che, con sua sorpresa e nonostante non si parli inglese, la accolglie, non come una mzoungu ma come una persona. Riparte verso l’Italia convinta che non è tutto bianco o nero e che il viaggio ti insegna, più di qualunque altra cosa, a riconoscere le sfumature e ad apprezzarle.

Nietzsche e Schumann. Musica, scrittura, forma e creazione

Amore giovanile di Nietzsche, poi oggetto di critiche aspre e di un rifiuto senza appello, Schumann fu probabilmente per il filosofo di Röcken un’esperienza più importante e duratura di quanto normalmente non si riconosca. Mediante un paragone con l’elaborazione e organizzazione delle forme brevi in Schumann, la prima parte del volume propone una lettura della filosofia nietzscheana e della sua predilezione per la forma breve collegandole coerentemente con l’istanza della polemica antifilistea propria anche di Schumann e analizzandone potenziale e contraddizioni nel quadro di una teoria dell’emancipazione, contro ogni lettura strettamente formalistica della scrittura nietzscheana. La seconda parte esamina la posizione di Schumann nel quadro di una riflessione complessiva sulla musica che fa i conti con la tensione tra norma e trasgressione, ordine e demonico, controllo ed eccesso. Con ampie analisi che vanno da Bach a Nietzsche, individua così nella musica schumanniana il centro di un’operazione di scrittura che non è più evocazione di affetti ma loro metamorfosi in sorgenti del linguaggio musicale. La creatività schumanniana, lungi dal poter essere allora classificata (seguendo Nietzsche) come reattività e piccineria nazionale, appare piuttosto alternativa profonda e radicale, per quanto non aproblematica, all’oltrepassamento dionisiaco nietzscheano.

Parigi e un padre

«La città era una trama di luoghi fatali, di corrispondenze con la memoria, un reticolo prodigioso in cui ritrovare, già nella potenza dei nomi, delle piazze, delle vie, il solco tenace del proprio passato, l’impronta definitiva di una vita più forte, gli archetipi profondi dell’esistere, da cui non separarsi mai». Una Parigi lontana, quasi irreale nella sua metafisica bellezza. Un viaggio della memoria sulle tracce di un’ombra tanto ingombrante quanto sfuggente. Un padre in fuga nella Ville Lumière dei primi anni Cinquanta. Un figlio che lo insegue attraverso il labirinto dei ricordi, nelle vie di una Parigi popolare e anarchica, dove benessere e povertà coesistevano in pieno centro, non ancora trasformato in un salotto per turisti. Una lotta contro la rapina del tempo, per ricomprendere il proprio passato.

Proposto da Maurizio Cucchi al Premio Strega 2021 con la seguente motivazione:
«Giovanni Catelli, poeta e autore di un importante libro sulla precoce e sinistra morte di Albert Camus (Camus deve morire, 2013), già tradotto in Francia, ha scritto un’opera in prosa, Parigi, e un padre (Inschibboleth), che si distingue per l’originalità dell’impianto e dello stile, per la solida qualità letteraria. Si tratta infatti, senza dubbio, di un libro di narrativa, ma composto secondo una modalità particolare e raffinata, e cioè l’articolarsi e il succedersi di brevi – quanto intensi e trasparenti – frammenti di prosa, vivi di una loro interna efficacia lirica. Una narrazione poetica, quella di Catelli, che si realizza nel riferimento a una città amata, Parigi, nel doppio registro d’epoca e di figure: il tempo più lontano del padre (anni Cinquanta) e quello successivo (anni Settanta), con la presenza del figlio giovanissimo che è anche chi narra in prima persona. Ne scaturisce una visione – ricca di concreti dettagli e di realtà – dei mutamenti storici della città (e dunque della civiltà europea nel tempo) e insieme il sovrapporsi e distinguersi del sentimento dei due personaggi, per sé stessi e per il mondo in cui vivono o vorrebbero vivere. Nell’insieme si possono riassumere così, ovviamente molto semplificando, i pregi dell’opera di Catelli: sensibile attenzione ai mutamenti storici di una grande capitale dell’Europa, aspettative e realtà di due generazioni in un luogo per tanti aspetti emblematico e mitico, valore in controtendenza dello stile che permette all’autore di permeare la sua prosa di evidente energia poetica.»

Pesca al cantautore in Emilia

“Pesca al cantautore in Emilia” è un libro di formazione, o di deformazione, scandito da narrazioni di diverso respiro, dal racconto lungo al breve frammento, che tramite personaggi e situazioni ricorrenti disegna il ritratto ironico e dolente d’una “generazione di sconvolti” perduti fra le nebbie della provincia e l’incipiente globalizzazione. La colonna sonora affonda nell’era beata dei dischi in vinile: dai Beatles ai Nomadi, dagli Stones all’Equipe 84 e ritorno. Barbolini insegue i suoi eroi fino al nostro disilluso presente, in cui i miti che li animavano si sono trasformati in feticci. Ma vale davvero la pena d’imbarcarsi con lui a pesca di cantautori sul delta del Grande Fiume, all’insegna d’un “grottesco padano” di sarcastica vitalità.

Porfiria e altri racconti

I racconti di Aurelia Rossi raccolgono situazioni paradossali che rappresentano squarci di vita, sia vissuta che fantasticata. Le fatiche della quotidianità diventano delicate trame narrative in cui si celano storie: l’autrice gioca con il filo sottile dei rapporti consolidati, con i piccoli e grandi segreti che attraversano l’esistenza. Seguendo la tradizione dei novellisti del novecento italiano Aurelia Rossi descrive nei suoi protagonisti gli impercettibili movimenti dell’animo umano, sempre impegnato nell’affannosa ricerca di una felicità che inganni la solitudine: una strada costellata di grandi speranze e destinata a un ineluttabile ridimensionamento.