Punisse

Valentina Clorinda Colombani scrive un romanzo duro ma allo stesso tempo ironico e con tratti di misticismo che la pongono nel panorama italiano contemporaneo come una voce unica che si rifà stilisticamente parlando alla tradizione punk e underground.
Alcune scene del romanzo dove vengono descritti ambienti lavorativi impiegatizi e uffici stampa d’azienda sembrano far eco ad alcune opere di Michel Houellebecq e Virgine Despentes.

Il cuore di tale lavoro è la ricerca dell’amore o comunque una soddisfazione personale di vita trovando un centro all’interno della propria esistenza dopo un cammino faticoso ma allo steso tempo “avventuroso” durante il quale l’esperienza possa permettere di arrivare poi al raggiungimento della meta prefissata.

“Il sentiero per il lago alto” è la storia di un’amicizia tra ragazzi che presto si trasforma in una relazione sentimentale che si consuma in un piccolo paese di montagna a partire dagli anni Settanta fino ai giorni nostri. Con il passare del tempo la noia, l’abitudine e l’incapacità di vivere il presente senza fare continuo riferimento ai ricordi del passato minano le basi del rapporto, disintegrandolo dall’interno. I due si lasciano ma il tempo, in questo caso, non lenisce le ferite. Lei troverà un altro uomo, mentre lui si impegnerà a cercare un nuovo, impossibile affetto. Gli anni si rincorrono e la quotidianità lascia spesso spazio al ricordo e alla nostalgia, fino a quando il destino non metterà a tacere ogni speranza di poter ricominciare

Stabat Mater

“Ogni parola che scrivo è soltanto un altro modo per dire il vostro nome, il nome che non conosco. Anche se scrivo cielo, terra, musica, dolore, io sto scrivendo sempre e soltanto mamma.”

Venerdì 26 Novembre ore 19.00, Museo Archeologico San Lorenzo, appuntamento per le RI-LETTURE con “Stabat Mater” di Tiziano Scarpa letto da Fausto Cacciatori.

In Fra

Domenica 28 Novembre alle ore 17 al Lord Caffè in C.so Garibaldi 97 a Cremona Alberto Mori presenta In Fra (Fara Editore 2021) Dialoga con l’autore: Franco Gallo L’evento è organizzato dalla Libreria del Convegno di Cremona. La partecipazione è libera con prenotazione: Libreria del Convegno 0372 32234 ; Lord Caffè 0372 30616 L’accesso avviene con controllo Green Pass. Scrive l’autrice della postfazione del libro Lucia Grassiccia: «Da un altrove perviene una voce non identificabile, più aderente al quotidiano: s’introduce come in brevi dialoghi, colloquia con i versi, dilata l’intesa e, in quanto voce, scompare. L’attesa di un evento, nell’alternanza fra irradiazioni e colpi di buio, sparpaglia elementi sintattici che diventano elementi del paesaggio. Ma è un’attesa fruttuosa, perché è forse proprio, sempre, l’attesa, lo scarto a determinare il desiderio…»

Alberto Mori, Crema, 1962. Poeta performer e artista, sperimenta attività di ricerca nella poesia utilizzando in interazione vari linguaggi d’arte: poesia sonora e visiva, performance ed installazione, video e fotografia. Ha all’attivo varie partecipazioni a Festival di Performing Arts. Dal 1986, numerose le pubblicazioni editoriali. Nel 2001 Iperpoesie (Save AS Editorial) e nel 2006 Utópos (Peccata Minuta) sono stati tradotti in Spagna. Per Fara Editore ha edito le sillogi: Raccolta (2008), Fashion (2009), Objects (2010), Financial (2011), Piano (2012), Esecuzioni (2013), Meteo Tempi (2014), Canti Digitali (2015), Quasi Partita (2016). Le pubblicazioni più recenti sono Direzioni (Edizioni del verri, 2017), Minimi Vitali (2018) e Levels (2020), editi da Fara. Nel 2013 e nel 2014, Esecuzioni e Davanti alla mancante (S.C.E.) sono stati finalisti del Premio di Poesia e Prosa “Lorenzo Montano”. Website: www.albertomoripoeta.com

Mario Scaccia

Attore eclettico, visionario e ironico, Mario Scaccia (Roma 1919-2011) attraversa da protagonista sessantacinque anni di storia dello spettacolo con lo sguardo tra i più fulminanti della scena italiana. Apprezzato interprete dei classici (soprattutto Molière e William Shakespeare), coltiva il comico-grottesco di Eugène Ionesco, Friedrich Dürrenmatt e Samuel Beckett, riscopre drammaturghi dimenticati del nostro Ottocento e propone novità di autori italiani e stranieri. Romano da generazioni, per primo riporta al successo le commedie di Ettore Petrolini.

Vi aspettiamo venerdì 19 novembre al Museo Civico Ala Ponzone alle 16:00.

Accabadora

“Come gli occhi della civetta, ci sono pensieri che non sopportano la luce piena. Non possono nascere che di notte, dove la loro funzione è la stessa della luna, necessaria a smuovere maree di senso in qualche invisibile altrove dell’anima.”
📌Vi aspettiamo numerosi all’appuntamento di RI-LETTURE con Martina Bertoletti! Questo Venerdì 19 Novembre alle ore 19.00 presso il Museo Archeologico San Lorenzo.

Il filosofo in camicia nera

Giovanni Gentile non è stato soltanto l’insigne filosofo dell’«atto puro», autore della «storica» riforma scolastica e direttore dell’ Enciclopedia Italiana. Sin dal 1922, subito dopo la Marcia su Roma, si rivelò anche uno dei più influenti intellettuali dell’Italia littoria.

 Pronto a mettere al servizio del duce la sua vasta cultura e abilità di divulgatore, Gentile diventa un suo fidato consigliere, lo smanioso organizzatore di iniziative editoriali a sfondo propagandistico, l’ideologo di guerre a cui non prende parte. A causa di un itinerario così compromettente, perderà per strada molti tra colleghi, amici, discepoli ed estimatori. Oltre a Benedetto Croce – che gli contrapporrà il Manifesto degli intellettuali antifascisti –, Piero Gobetti, Guido De Ruggiero, Gaetano Salvemini, per citarne alcuni. Gentile rimane al fianco di Mussolini anche dopo il 25 luglio 1943 e la caduta del fascismo. Fino al 15 aprile 1944, quando viene ucciso da un gruppo di partigiani comunisti nei pressi della sua villa di Firenze. Da decenni, sulla natura di questo «delitto politico», s’infittiscono polemiche giornalistiche e storiografiche, spesso viziate da ricostruzioni d’impianto dietrologico che hanno fatto ricadere ogni responsabilità sul PCI di Togliatti, su centri occulti interni e stranieri, senza mettere in adeguato rilievo il clima di «guerra civile» in cui precipitò l’Italia nel 1943-45. Il documentato e appassionante libro di Franzinelli fa chiarezza su questo e altri aspetti oscuri della biografia gentiliana. Lo sconcertante quadro che ne emerge fa riflettere su come uno stimato intellettuale possa mutare le proprie idee fino a snaturarle, compiendo precise scelte di campo che, di fatto, contribuirono a rafforzare la dittatura mussoliniana. A pagarne il prezzo più alto fu il popolo italiano. E lo stesso Gentile.

Il pensiero tibetano

Dopo innumerevoli pellegrinaggi, anni di studio, di ricerca, di pratica, sto ancora rincorrendo l’elefante. Ma certi giorni riesco a raggiungere un diffuso senso di pace e la mente mi appare come un limpido cielo: allora mi sembra di non aver bisogno di altro.

In Tibet shiné è la pratica del Calmo dimorare, nonché il nome di un famoso dipinto che raffigura un monaco nell’atto di inseguire un elefante nero, ovvero la sua mente. L’inseguimento consiste in nove stadi, che lo condurranno infine alla meditazione lhakthong, la pratica della visione profonda o analitica, che ha inizio con il decimo e undicesimo stadio e che gli consentirà di raggiungere l’illuminazione. Ci muoviamo nel testo seguendo tale sentiero. A piccoli passi sul tetto del mondo. Che cosa ci rimane del Tibet dopo il cammino? Di cosa possiamo fare tesoro? Oggi la meditazione sta entrando sempre di più nella vita di noi stressati occidentali. Ricordiamo però di portare sempre il dovuto rispetto: cerchiamo d’informarci e di non praticare solo per raggiungere obiettivi egoistici. Integrando la meditazione nella nostra quotidianità possiamo infatti ottenere benefici non solo per noi stessi, ma anche per gli altri e per il mondo.

I fossili delle alluvioni

“I fossili delle alluvioni” è un libro per tutti, di facile lettura, non solo per addetti ai lavori. Ancora una volta Persico è riuscito, e non è facile, a trovare quel giusto mix tra l’esperienza del professore che si è fatto anni e anni di studi e di ricerche (con un paio di viaggi anche in Antartide) e la capacità di sapersi rivolgere a tutti, anche a chi non è del mestiere per intenderci, regalando la possibilità di una lettura semplice. Da fare con curiosità e voglia di apprendere, magari seduti su un tronco o su un masso in riva al fiume, in qualsiasi stagione, con la nebbia o con il sole. Oppure in casa, d’inverno, davanti al focolare, ma sempre con quella curiosità necessaria per immergersi in un nuovo “capitolo” di storia delle nostre terre. In definitiva, una guida preziosa, scritta naturalmente con l’esperienza immensa di chi sta dedicando la vita allo studio delle scienze della terra e della paleontologia, maturata con occhio curioso e attento in anni di camminate e di remate lungo e dentro il Po. Quel fiume che, come scrive Cristiano Dal Sasso (sezione di Paleontologia dei Vertebrati del Museo di Storia naturale di Milano) “per due milioni di anni ha abbeverato, sepolto e poi restituito alla luce del sole – sotto forma di ossa fossili – generazioni e generazioni di animali”. Alla base di tutto, ancora una volta, c’è l’acqua che scorre, erode, trasporta, disseta e unisce. Non a caso le maggiori civiltà sono sorte sulle rive dei fiumi e, dal loro susseguirsi nel tempo, derivano i nostri saperi, la nostra storia e la nostra cultura. Il nostro Grande fiume ne è un giacimento incredibile. E’ grazie a lui se remote memorie di ciò che ha preceduto l’uomo riemergono portando ulteriori conoscenze sulla nostra preistoria. Queste memorie sono, appunto, i fossili, quelli che normalmente si rinvengono sulle barre di meandro. Sono esattamente questi i fossili delle alluvioni ed hanno una importanza eccezionale nella ricostruzione faunistica evoluta con la Pianura Padana in quel periodo, il Quaternario, caratterizzato da forti variazioni climatiche, le fasi glaciali, intervallate da periodi interglaciali che hanno spinto a migrare, fino in Pianura Padana, specie di mammiferi provenienti, in gran parte, da Asia e Africa. Queste fasi del Quaternario sono state volano di immigrazioni ed emigrazioni, estinzioni e spostamenti altitudinali di specie che oggi si trovano sia viventi sulle Alpi che nei frammenti fossili sedimentati nelle alluvioni del Po. Nel corso degli anni, come scrive lo stesso autore, il Po ha dimostrato continuamente di essere un luogo sensazionale di ricerca di quei resti che vanno a comporre   l’insieme, immenso, delle flore e delle faune vissute nelle epoche precedenti la nostra. 
Il volume di Persico si propone anche di rispondere alle tante domande riguardanti la paleontologia fluviale, appassionando e incuriosendo il lettore.
“I fossili delle alluvioni” è un libro per tutti, di facile lettura, non solo per addetti ai lavori. Ancora una volta Persico è riuscito, e non è facile, a trovare quel giusto mix tra l’esperienza del professore che si è fatto anni e anni di studi e di ricerche (con un paio di viaggi anche in Antartide) e la capacità di sapersi rivolgere a tutti, anche a chi non è del mestiere per intenderci, regalando la possibilità di una lettura semplice. Da fare con curiosità e voglia di apprendere, magari seduti su un tronco o su un masso in riva al fiume, in qualsiasi stagione, con la nebbia o con il sole. Oppure in casa, d’inverno, davanti al focolare, ma sempre con quella curiosità necessaria per immergersi in un nuovo “capitolo” di storia delle nostre terre. In definitiva, una guida preziosa, scritta naturalmente con l’esperienza immensa di chi sta dedicando la vita allo studio delle scienze della terra e della paleontologia, maturata con occhio curioso e attento in anni di camminate e di remate lungo e dentro il Po. Quel fiume che, come scrive Cristiano Dal Sasso (sezione di Paleontologia dei Vertebrati del Museo di Storia naturale di Milano) “per due milioni di anni ha abbeverato, sepolto e poi restituito alla luce del sole – sotto forma di ossa fossili – generazioni e generazioni di animali”. Alla base di tutto, ancora una volta, c’è l’acqua che scorre, erode, trasporta, disseta e unisce. Non a caso le maggiori civiltà sono sorte sulle rive dei fiumi e, dal loro susseguirsi nel tempo, derivano i nostri saperi, la nostra storia e la nostra cultura. Il nostro Grande fiume ne è un giacimento incredibile. E’ grazie a lui se remote memorie di ciò che ha preceduto l’uomo riemergono portando ulteriori conoscenze sulla nostra preistoria. Queste memorie sono, appunto, i fossili, quelli che normalmente si rinvengono sulle barre di meandro. Sono esattamente questi i fossili delle alluvioni ed hanno una importanza eccezionale nella ricostruzione faunistica evoluta con la Pianura Padana in quel periodo, il Quaternario, caratterizzato da forti variazioni climatiche, le fasi glaciali, intervallate da periodi interglaciali che hanno spinto a migrare, fino in Pianura Padana, specie di mammiferi provenienti, in gran parte, da Asia e Africa. Queste fasi del Quaternario sono state volano di immigrazioni ed emigrazioni, estinzioni e spostamenti altitudinali di specie che oggi si trovano sia viventi sulle Alpi che nei frammenti fossili sedimentati nelle alluvioni del Po. Nel corso degli anni, come scrive lo stesso autore, il Po ha dimostrato continuamente di essere un luogo sensazionale di ricerca di quei resti che vanno a comporre   l’insieme, immenso, delle flore e delle faune vissute nelle epoche precedenti la nostra. 
Il volume di Persico si propone anche di rispondere alle tante domande riguardanti la paleontologia fluviale, appassionando e incuriosendo il lettore.