All’inizio degli anni Duemila, in un periodo di prosperità economica, Manus agricoltore di una contea dell’Irlanda centrale investe dei soldi in maniera avventata, contando sulla volontà dei figli di occuparsi dell’azienda agricola di famiglia. Pochi anni dopo, nel 2008, la crisi globale e la recessione mandano in fumo tutti i piani di Manus. Potrebbe dichiarare bancarotta, ma da uomo rispettabile qual è decide di non farlo, e lavora giorno e notte nei campi. 2014: Manus si ammala di cancro e rifiuta di curarsi, perché ritiene la malattia una punizione divina per i suoi errori. Hart, vero protagonista del romanzo, figlio minore di Manus, è rimasto a vivere a casa per dare una mano e soffre tremendamente nel vedere le condizioni del padre, mentre Cormac, fratello maggiore, non si rende conto della situazione poiché torna a casa solo raramente. Un giorno Manus convoca i figli e chiede loro di cercare nella Bibbia i passaggi in cui si fa riferimento al suicidio. I due capiscono quindi che il padre sta pensando di farla finita, ma, temendo le conseguenze del gesto, in quanto devoto cattolico, sta chiedendo loro di aiutarlo. Attraverso le vicissitudini, anche giudiziarie, di questa famiglia, in un susseguirsi di dinamiche di amore/odio, Caoilinn Hughes tocca da vicino il topos del suicidio assistito, con uno stile narrativo dalla prosa ricchissima.

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